Ultimamente si parla spesso di Content Marketing e conseguenzialmente di Storytelling. Non siamo di fronte agli ultimissimi trend del webmarketing, perché lo storytelling non è niente di nuovo: è solo cambiato il modo in cui ci esprimiamo e i luoghi in cui farlo.

Di cosa parliamo oggi?

  • Storytelling: Non esiste una traduzione perfetta in italiano di Storytelling, ma possiamo pensare allo storytelling come all’arte del narrare, l’arte di raccontare una storia.
  • Content marketing: Il marketing dei contenuti si focalizza nel creare contenuti che possono essere interessanti per il target di riferimento. Lo Storytelling è una branca del content marketing, ma non tutto il content marketing è storytelling
  • Sponsorship: Sponsorizzazioni
  • Native advertising: Una nuova forma di advertising che crea contenuti pubblicitari in linea con le piattaforma in cui vengono proposti, in modo da raggiungere un target in maniera più naturale possibile

Le origini dello storytelling

Le Soap Opera

Tra bardi, cantastorie e menestrelli, dai romanzieri ai poeti, gli esseri umani hanno sempre avuto bisogno di raccontare storie: per centinaia di anni abbiamo celebrato eroi, abbiamo dato notizia di viaggi ed imprese straordinarie ed abbiamo esaltato l’amore.
Il primo esempio di storytelling che diventa marketing ci porta indietro all’inizio del secolo scorso e alle primissime Soap Opera. Le Soap Opera devono il loro nome proprio ai loro sponsor cioè ai fabbricanti di saponi, tra questi anche la giovane Procter & Gamble.

La nostalgia di Don Draper

Una delle scene più memorabili della serie televisiva Mad Men è quella in cui Don Draper, protagonista della serie, presenta il suo “pitch” per il nuovo proiettore di diapositive Kodak.

Quello che fa Don Draper in questa scena è del “banale” storytelling: racconta una storia, la storia della sua famiglia e di tutte le famiglie a cui la Kodak vuole parlare. I dirigenti della Kodak rimangono senza fiato così come gli spettatori.

Dopo Carosello tutti a letto

Nell’Italia del boom degli anni 50/60 nelle case cominciarono ad entrare le prime televisioni ed arrivò anche Carosello, una trasmissione di sketch teatrali intervallati da Réclame. Oggi Carosello è ricordato soprattutto per gli spot più che per gli sketch.
Non solo la pubblicità su Carosello era lo sponsor dello storytelling come nel caso delle Soap Opera, ma andava oltre e gli spot stessi diventavano storytelling: da Calimero al Gringo passando per la Carmensita… Molti dei protagonisti di Carosello si sono visti di nuovo in televisione in tempi recenti

Lo Storytelling sul web

Cosa significa fare storytelling nel web 2.0? Sostanzialmente significa cambiare mezzo di comunicazioni e questo a mio avviso propone nuove sfide.
Prendiamo ad esempio Youtube che è una piattaforma davvero interessante dal punto di vista storytelling. Sono diversi brand che fanno da sponsor a canali Youtube affermati.

Case Study

Audible, una piattaforma di audiolibri, è uno sponsor particolarmente attivo e gli Youtuber che sono coinvolti con Audible non si limitano a pubblicizzare la piattaforma ma danno consigli di lettura (di ascolto, in questo caso).

Kotex, un brand di assorbenti, invece usa il “sistema Soap Opera“, sponsorizzando la web series Carmilla e creando contenuti sponsorizzati speciali per i fan della serie che non sembrano per niente infastiditi dai messaggi promozionali, ma anzi ringraziano e giurano fedeltà al brand che ha prodotto la loro serie preferita.

Ovviamente se si parla di storytelling e Youtube non possiamo non citare Buzzfeed che lavora sia con sponsors che con native advertising.

Le sfide dello storytelling 2.0

“Come si può fare storytelling in 6 secondi?”

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Con un po’ di creatività

“Come si può far storytelling in un mondo in cui le tue storie durano al massimo 24 ore?”

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La creatività è sempre alla base

“Come si può fare storytelling in un mondo incredibilmente concorrenziale?”

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Basta inserire lo storytelling all’interno di una strategia.

“Lascia perdere il come: concentriamoci sul perché? Perché dovrei fare storytelling?”

Questa è una bella domanda a cui ci possono essere decine di risposte corrette. A mio avviso lo storytelling è il modo migliore per creare connessioni emotive con brand e aziende ed è un modo per farsi ricordare. Non è facile fare storytelling: non è una strada facile dai risultati immediati e di solito fa parte, come detto, di una strategia.

E’ bene ricordare che lo storytelling ha delle problematiche. Uno dei rischi a mio avviso è quello che si perda di vista il brand, cosa che ho visto succedere spesso. Vi ricordate la pubblicità in cui c’era una ragazza che annunciava al telefono “adesso esco e vado col primo che incontro” e poi appariva davanti alla ragazza il vicino di sotto dicendo “Buonaseeeera“? Ecco: cosa sponsorizzava? Vi do qualche secondo per pensarci.
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Niente?
Era la supervalutazione della Fiat Punto

Lo storytelling che piace e che funziona

  • Dove è stato uno dei brand che ha puntato molto sullo storytelling: da Dove Evolution a Real Beauty Sketches la strategia aziendale è chiara e il messaggio è forte e funziona
  • La marca di Scarpe Tom ha deciso di far fare storytelling ai suoi utenti con l’iniziativa one day #withoutshoes. Bonus: è un’iniziativa benefica
  • P&G, uno degli sponsors delle Olimpiadi di Londra del 2012, ha deciso di raccontare le storie delle mamme degli atleti. La cosa ha funzionato così bene che hanno deciso di rifarlo per le olimpiadi invernali di Sochi e per Brasile 2016
  • Su Snapchat il New York Times, in collaborazione con lo Youtuber Casey Neistat, ha creato uno storytelling convincente su come funziona Snapchat. E già che parliamo di Casey Neistat non è possibile non citare il suo video per la Nike “Make it Count
  • Lo storytelling non è solo qualcosa che fanno i grandi brand: il fotografo Murad Osmann ha creato un genere fotografico basato su una semplice storia “follow me

E per finire… The Man Who Walked Around the World